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Donne di conforto

Donne di conforto

donne costrette in un sistema di schiavitù sessuale di massa organizzato dalle forze armate dell'Impero giapponese a vantaggio dei propri uomini tra gli anni 1930 e il 1945

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Punti chiave

  • Le donne di conforto furono ragazze e giovani donne coinvolte in un sistema di prostituzione in bordelli militari gestiti dall'esercito dell'Impero giapponese.
  • Ianfu è un eufemismo che sta per shōfu (娼婦) che significa "prostituta/e".
  • Storici come Lee Yeong-Hun e Ikuhiko Hata affermano che le donne di conforto reclutate fossero volontarie.

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Le donne di conforto furono ragazze e giovani donne coinvolte in un sistema di prostituzione in bordelli militari gestiti dall'esercito dell'Impero giapponese. La locuzione italiana, al pari di quella inglese comfort women, è una traduzione del termine giapponese ianfu (慰安婦). Ianfu è un eufemismo che sta per shōfu (娼婦) che significa "prostituta/e". I documenti relativi alla Corea del Sud affermano che non fosse una forza volontaria e dal 1989 diverse donne si sono fatte avanti, testimoniando che i soldati giapponesi le avevano rapite.

Storici come Lee Yeong-Hun e Ikuhiko Hata affermano che le donne di conforto reclutate fossero volontarie. Altri storici invece, basandosi sulle testimonianze di ex-reclutate e dei soldati giapponesi ancora in vita, sostennero che l'esercito e la marina giapponese furono entrambe coinvolte, direttamente o indirettamente, nella coercizione, nell'inganno e talvolta nel sequestro di giovani donne nei territori occupati dalle loro forze. La storica sudcoreana Park Yu-ha propone una visione più sfumata, evidenziando la complessità delle relazioni tra le donne reclutate e i soldati e criticando la narrativa dominante in Corea del Sud, che tende a rappresentarle esclusivamente come vittime di schiavitù sessuale.

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